Chirurgia non Ablativa

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DISCROMIE CUTANEE – IPERCROMIE E ACROMIE
 
Il grosso capitolo delle macchie cutanee e delle discromie e quello che meglio fa apprezzare la Chirurgia non Ablativa.
La sublimazione dei tessuti epidermici operata dal plasma (gas ionizzati dell'aria) e, realizzata grazie al Plexer, ci consente di intervenire con successo su questi inestetismi.
 
La tecnica da eseguire è quella "Spray" in quanto se operassimo con la tecnica "Spot" avremmo un accorciamento con aumento di spessore della parte trattata.
 
Una volta escluse dal trattamento tutte le lesioni a rischio, potremo trattare allo stesso modo sia le iperpigmentazioni epidermiche sia quelle dermiche.
La sola differenza consisterà nel fatto che le iperpigmentazioni dermiche dovranno essere trattate più volte e per un numero di volte proporzionale alla loro profondità.
 
Infatti, se insistessimo durante la seduta fino a veder sparire la macchia, produrremmo degli inestetici avvallamenti che si andrebbero a sommare a quelli che sono già presenti in molte macchie dermiche.
 
Il trattamento con il plexer è estremamente semplice e di grande effetto.
Appena finito di trattare la parte con la tecnica "Spray", effettuata con passate molto rapide a sfiorare appena la cute senza mai toccarla, vedremo la nostra macchia colorata in grigio scuro per il carbonio depositato.
Ora applicheremo sulla macchia del cotone intriso con abbondante acqua distillata e disinfettante al benzalconio in uguali proporzioni.
Con dei delicati movimenti a X del cotone si asporteranno i residui carboniosi e la cute apparirà dello stesso colore di quella circostante.
Se si osservano queste regole elementari si evita di arrossare la parte o peggio di farla sanguinare, rovinando l'effetto scenico di una macchia che scompare senza reliquati.
Nel caso in cui si dovesse vedere ancora la parte pigmentata, non dovremo insistere per evitare scalini. Ci limiteremo a reintervenire 28 giorni dopo con le stesse modalità sulla parte precedentemente trattata.
La parte, dovrà essere lavata con sapone di Marsiglia, asciugata tamponando delicatamente e disinfettata con disinfettanti al benzalconio.
Come protezione è consigliabile applicare uno strato spesso di fondotinta fluido solo sulla parte trattata per almeno due mesi.
 
Per le discromie da mancanza di melanina, che si osservano spesso in persone che esagerano con l’esposizione al sole la soluzione non è semplice come per le macchie scure.
 
In effetti, qualsiasi trattamento praticato in una zona priva di melanina e di melanociti sarebbe un "flop".
 
Trattando le macchie scure, se asportando il deposito carbonioso ci si dimentica di una piccola parte iperpigmentata ai margini, si ha la quasi certezza che la macchia si riformi tal quale.
 Da questa semplice osservazione è nata la tecnica per trattare le perdite di melanina da eccessiva esposizione solare e in patologie quali i nevi di Sutton e alcune forme di vitiligo. 
La tecnica consiste nel creare una corona circolare nella periferia della macchia bianca, allargandoci a coinvolgere anche la cute circostante dove sono presenti i melanociti fisiologici.
 
Dato che la parte bianca anche se trattata resterebbe tale, creando una lesione al confine con la cute sana, si ottiene un’epitelizzazione concentrica che al controllo ci permette di apprezzare il risultato quasi incredibile nel trattamento di queste lesioni.  
 
Un esempio dei risultati che potremo ottenere li vediamo in questa foto (foto 1) prima del trattamento di una lesione mista.  
 
Risultato (foto 2) un anno dopo l’asportazione della iperpigmentazioni e della cheratosi nonostante la paziente si fosse esposta ogni giorno al sole per tutta l’estate.
 
 nevo di Sutton (foto 3) prima del trattamento a “spray” con coinvolgimento della cute sana circostante la zona priva di melanina.
 
 Ripigmentazione dai bordi (foto 4), si deve lasciare un piccolo “Ring” intorno alla formazione nevica centrale in quanto sconsiglio di esportarla essendo destinata ad essere riassorbita.
 
  (foto 5) Aspetto della lesione dopo l’ultima di tre sedute con ancora i depositi carboniosi sulle aree acromiche residue.
 
Quanto esposto dimostra che in chirurgia dermatologica con Plexer è fondamentale applicare la tecnica appropriata per ciascun tipo di intervento e un uso ragionato e creativo dello strumento ci permette di risolvere quei casi che sembrerebbero impossibili da trattare.
 
Prof. Giorgio Fippi, docente di Elettro-Laser Chirurgia.
Presidente della Società Italiana di Medicina Estetica e Chirurgia non Ablativa (S.I.M.E.C.N.A.) www.simecna.it  www.fippi.net

CHIRURGIA NON ABLATIVA NEL TRATTAMENTO DI TELANGECTASIE E VENULE: OFF

OFF (Onde a Flusso Frazionato, ideato dall’Autore) - Dopo numerosi anni di ricerca e di esperienze cliniche positive è stato presentato al Primo Forum Intersocietario di Flebologia e Patologie di Confine tenutosi a Roma il 15, 16 e 17 Marzo 2012.

Le teleangiectasie, così come alcuni vasi di calibro superiore, possono essere trattate, oltre che con la classica terapia sclerosante, sia con il laser sia con la radiofrequenza.

Alcune teleangiectasie estremamente sottili, sono difficili da incannulare per cui spesso l’angiologo, inietta la soluzione sclerosante intorno ai piccoli vasi, ottenendo così l’effetto sclerosante anche sui capillari sani circostanti.

Anche i vari tipi di laser (Argon, Erbium ecc.) presentano alcuni inconvenienti: formazione di crosticine nei punti di Spot, capillare trattato di colore scuro a causa del sangue coagulato, area trattata acromica per distruzione dei melanociti e, ultimo inconveniente da non trascurare, il costo iniziale dello strumento e della sua manutenzione.

Oggi, grazie a questo nuovo strumento a Onde a Flusso Frazionato, completamente autonomo perché alimentato a batterie, siamo in grado di trattare le teleangiectasie facendone collabire le pareti e, svuotandole del contenuto ematico, eviteremo di lasciare tracce del nostro intervento.

Tutto questo senza far sanguinare la parte e senza penetrare la cute, toccandola appena ai lati del vaso che scomparirà senza sanguinamento.

Anche il fastidio per il paziente è ridotto al minimo grazie al fatto che i flussi di onde sinusoidali sono erogati in un “packet” a potenza progressiva e non tipo tutto niente come avviene con il laser e il radio bisturi.

Altro vantaggio è di non dover utilizzare elettrodi di massa da applicare sul paziente o occhiali protettivi per l'operatore.

Si possono ottenere risultati splendidi per il fatto di intervenire solo sui vasi sofferenti, risparmiando quelli sani circostanti.

Normalmente con Laser e Radio bisturi si programmano degli Spot a potenza ben definita per ottenere un certo risultato.

Ricordiamoci che i Joule sono Watt al secondo e che a parità di Energia impostata sui nostri Apparecchi, otteniamo risultati totalmente diversi al variare dei due fattori, tempo e potenza (millisecondi e Watt).

Infatti, per utilizzare un'energia, per fare un esempio semplice, di 10 Joule possiamo impostare sia una potenza di 10 Watt per un secondo sia una potenza di 1 Watt per dieci secondi.

Risulta evidente che gli effetti sui tessuti saranno totalmente diversi per ciascuna programmazione che risulta sempre di 10 Joule.

OFF è l'acronimo di Onde a Flusso Frazionato e si avvale di un impulso particolare per modulare in modo progressivo il segnale in uscita del quale possiamo impostare tutti i parametri.

E' proprio la non invasività del macchinario, la sua portabilità, il fatto di non essere collegato alla rete elettrica, il generare “Packet” a entrata progressiva, il non utilizzare elettrodo di massa, il ridotto disagio per il paziente, che lo rende unico nel suo genere.

Nato per la distruzione selettiva di piccole zone di tessuto adiposo, è insostituibile per trattare le teleangiectasie.

La tecnica prevede di agire in senso centripeto rispetto alla circolazione ematica all’interno del vaso.

Si posizionerà il puntale idoneo per calibro lateralmente al vaso, senza scalfire minimamente la cute, mai sul decorso del vaso.

Il puntale non deve assolutamente entrare nel vaso.

In questo modo si otterrà una coaptazione del capillare che si svuoterà del suo contenuto ematico, permettendo di ottenere un risultato immediato.

Terminato di trattare tutto il decorso del vaso, si potrà coagulare infiggendo il puntale agli estremi del vaso appena collassato e in alcuni casi lungo tutto il suo decorso.

In caso di teleangiectasie di diverso calibro presenti in una determinata zona, si inizierà sempre da quelle di calibro minore.

Grossi capillari ectasici del naso, una volta determinato il verso di scorrimento del sangue in essi contenuto, procedendo come già detto in senso centripeto, si faranno svuotare agendo al lato sia a destra sia a sinistra, procedendo a zig zag.

I risultati sono eccellenti: scomparsa immediata del vaso e assenza di discromie.

Appena terminato vedremo scomparso il vaso e dei minuscoli puntini bianchi sulla cute ai lati del vaso dovuti al puntale appoggiato sulla pelle trattata con una crema anestetica applicata per evitare che il paziente si muova anche al solo contatto con il puntale a OFF spento.

Ricordiamo di avvertire il paziente che un eventuale depressione lungo il decorso del capillare trattato è dovuta non all’intervento in se quanto piuttosto alla compressione esercitata dal vaso sui tessuti circostanti nei mesi e anni precedenti l’intervento.

Nel caso di angiomi piani si effettueranno delle micro coagulazioni sui vasi circostanti in senso centripeto come se si intervenisse su delle teleangiectasie.

Intervenire sempre appoggiando delicatamente il puntale arrotondato per creare un valido contatto elettrico senza penetrare mai nella cute perché si avrebbe quel sanguinamento che in Chirurgia non Ablativa deve sempre essere evitato.

Se si sono osservate scrupolosamente queste semplici regole, il risultato sarà eccellente.

Ricordare sempre di far disinfettare con benzalconio e non usare cerotti, anche se la cute non ha sanguinato.

Non stirare la pelle della zona e non strofinare lavando o asciugando la parte.

Anche il lago venoso delle labbra si dovrà trattare senza penetrare con la sonda, agendo prima ai lati per poi portarsi a spirale verso il centro.

Nei tre fotogrammi: prima, appena terminato e al controllo.

Da sottolineare che le telangectasie, con questa tecnica, si possono trattare durante l’estate, senza applicare protezioni solari o cerotti.

Il paziente finita la seduta può andare al mare ed esporsi al sole senza problemi.

 

Prof. Giorgio Fippi

 

 
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