Chirurgia non Ablativa

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Prof. Giorgio Fippi, docente di Elettro-Laser Chirurgia.
Presidente della Società Italiana di Medicina Estetica e Chirurgia non Ablativa (S.I.M.E.C.N.A.) www.simecna.it www.fippi.net 
 

Il termine Chirurgia non Ablativa è un ossimoro che descrive una metodica Medico Chirurgica in grado di ottenere risultati molto validi dal punto di vista funzionale e in alcuni casi esteticamente superiori a quelli della Chirurgia tradizionale. 

 

Il termine Chirurgia  letteralmente significa “operare con le mani” ovviamente mediante strumenti adeguati con tecniche più o meno cruente.

 

La Chirurgia non Ablativa invece è volta a semplificare  gli interventi di Chirurgia tradizionale, sia in campo dermatologico sia in campo estetico operando in modo incruento: senza ricorrere a iniezioni di anestetico, senza incidere i tessuti e senza apporre  punti di sutura.

 

La Chirurgia non Ablativa e le apparecchiature idonee a praticarla sono frutto di un lungo studio e di una costante evoluzione da quando fu concepita per la prima volta fin dagli anni Ottanta;  è attuabile grazie alla possibilità di eliminare delle nano particelle di tessuto formato dalle cellule morte dello strato corneo che riveste l’epidermide e proprio per questo adesso preferiamo chiamarla Chirurgia Nano Ablativa.          

 

La Blefaroplastica in Chirurgia Nano Ablativa

 

La Blefaroplastica Non Ablativa, come dice lo stesso nome, non ricorre al bisturi tradizionale, al radio bisturi o al laser per rimuovere la cute in eccesso, evitando così tutti i rischi connessi con l’intervento condotto con la Chirurgia tradizionale.

 

Ciò è possibile grazie a piccoli punti di sublimazione in grado di far accorciare la cute in eccesso senza assottigliarla, con una tecnica indolore e senza sanguinamento.

 

Si tratta di una tecnica “Dinamica” in quanto permette all’operatore di invitare il Paziente ad aprire e chiudere gli occhi durante il trattamento, mostrando così le pliche di cute ancora da trattare.

 

Sono sinonimi della “Blefaroplastica nano Ablativa” le precedenti denominazioni di “Chirurgia non Ablativa orbito palpebrale” e "Blefaroplastica non Ablativa Dinamica 3D” in quanto tutti indicano una  tecnica utilizzata  per correggere le alterazioni di convessità e di concavità in plus o in minus dei tessuti orbitopalpebrali  nell'oftalmoplastica estetica tridimensionale.

 

La Blefaroplastica Dinamica non Ablativa.
Blefaroplastica senza intervento chirurgico?
Oggi è possibile. 
Molte persone affette da quell’eccesso di pelle alle palpebre che conferisce allo sguardo un’aria stanca e “datata”, evitano di affrontare l’intervento di blefaroplastica per paura sia di affrontare una anestesia sia di andare incontro alle possibili complicanze conseguenti all’intervento tradizionale.
Dalle più banali “orecchie di cane”, alla asimmetria tra i due occhi, alle cicatrici ipertrofiche e cheloidi fino al lagoftalmo e ai danni irreversibili al visus, come riferito dalla stampa nazionale e estera degli ultimi giorni.
 
Pericoloso sarebbe utilizzare la radiofrequenza del radiobisturi in quanto trova un percorso preferenziale nel nervo ottico per scaricare verso l’elettrodo di massa; la luce del laser (diffusa, diffratta, riflessa, condotta e assorbita) non è certamente meno rischiosa.
 
La blefaroplastica non ablativa, come dice lo stesso nome, non ricorre al bisturi o al laser per rimuovere la cute in eccesso, evitando così tutti i rischi dell’intervento tradizionale.
 
Questa tecnica di Blefaroplastica viene definita “Dinamica” in quanto permette all’operatore di invitare il paziente ad aprire e chiudere gli occhi durante il trattamento, mettendo così in evidenza le pliche di cute ancora da trattare.
Questa tecnica di Blefaroplastica viene definita “non ablativa” in quanto si effettua senza incidere, senza asportare cute in eccesso, senza asportare grasso e senza modificare il muscolo orbicolare delle palpebre.
L’intervento di Blefaroplastica dinamica non ablativa si effettua eliminando i corneociti per sublimazione.
Ricordiamo che per sublimazione si intende il passaggio diretto dallo stato solido a quello gassoso o aeriforme.
Si opera intervenendo mediante piccoli spot effettuati con un FELC CATODICO ciascuno di 500 micron distanziati tra loro per consentire, appena terminata la seduta, la perfetta plasticità del movimento palpebrale.
 
Ciascuno di questi spot, sublima i corneociti superficiali senza coinvolgere la lamina basale e senza causare sanguinamento e, cosa più importante senza causare alcun danno necrotico ai tessuti circostanti e sottostanti.
 
In questo caso sono state trattate più pliche palpebrali in un paziente di sesso maschile, cercando di attenuare al massimo le rughe periorbitarie, senza tuttavia eliminarle totalmente per evitare l’effetto “rifatto” .
Il trattamento è stato volutamente effettuato in quattro sedute al fine di non “dare nell’occhio” consentendo la prosecuzione dell’attività lavorativa, il giorno stesso delle sedute.
La parte trattata, circa un centimetro quadrato, facilmente intuibile del colorito roseo del canto esterno della palpebra superiore, è stata scelta in quanto permetteva sia il lifting delle rughe periorbitarie sia la blefaroplastica superiore.
Questo effetto non è ottenibile con la blefaroplastica tradizionale ed è un ulteriore motivo a favore della blefaroplastica non ablativa.
Come per tutti gli interventi di Blefaroplastica non ablativa, non si hanno cicatrici o asimmetrie, il colorito rosato della parte trattata, visibile al controllo effettuato 28 giorni dopo, si normalizza nei giorni successivi e non si ha abbassamento del sopracciglio che conferirebbe il classico aspetto triste dello sguardo classico del post blefaro tradizionale. 
Un ulteriore vantaggio è quello di non causare mai lagoftalmo o quell’eccessiva apertura degli occhi che da allo sguardo quell’aspetto “spiritato”.
Con la blefaroplastica non ablativa realizzata dopo anni di ricerca, oltre alla classica riduzione dell’eccesso di cute della palpebra superiore, si ottiene un accorciamento della cute in eccesso a livello perioculare esterno con conseguente scomparsa delle rughe d'espressione periorbitarie zigomatiche.
Se la parte trattata è particolarmente estesa si avrà un edema che comparirà la sera del giorno dopo e che durerà circa due giorni.
Per evitare questa evenienza, tutto sommato trascurabile rispetto ai vantaggi, è opportuno effettuare il trattamento in due o più sedute.
Comunque l’eventuale edema post trattamento, è facilmente gestibile effettuando sedute meno impegnative e può essere ridotto o evitato, applicando subito dopo la seduta delle sfere di metallo ghiacciate e ricoperte con pellicola trasparente.
Queste, andranno applicate delicatamente sulla parte trattata per ridurre anche quella piccola quantità di calore che residua durante il trattamento Plexr e che per una zona così sensibile potrebbe dare, il giorno dopo un lieve gonfiore alla parte.
Come per tutti gli interventi di chirurgia non ablativa effettuati sulle palpebre o vicino agli occhi, dovremo osservare le classiche precauzioni.
Se non necessario evitiamo di anestetizzare la parte, e, visto che non si ha sanguinamento non applichiamo alcun tipo di medicazione, tranne l'utilizzo di un collirio a base di benzalconio al solo scopo di disinfettare la parte.
Il paziente dovrà lavarsi come sempre, asciugare la parte tamponando con un fazzoletto di cotone, avendo l'accortezza di non strofinare.
Poi applicherà alcune gocce di collirio al benzalconio, non nell’occhio ma sulla parte trattata.
 
La parte man mano che viene trattata dà già l’idea del risultato finale.
Infatti, appena terminato il trattamento, il paziente vede il risultato ottenuto e può riprendere immediatamente la propria attività.
L’operatore dovrà appoggiarsi sempre su un piano osseo per minimizzare eventuali movimenti repentini del paziente, intervenire sempre su piccole aree formando dei puntini disposti a triangolo ed intervallati l’un l’altro da una distanza uguale alla dimensione del punto di sublimazione fatto con il Plexr.
Dovrà alternare le aree trattate per permettere lo smaltimento dei vapori di sublimazione, utilizzare un aspiratore di fumi, far tenere sempre chiusi gli occhi al paziente, farli aprire e chiudere di tanto in tanto per valutare i punti di cute da trattare.
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Questa immagine serve a spiegare la tecnica punto a punto per eliminare l’eccesso di cute sia della palpebra superiore sia da quella inferiore.
Come si intuisce dalla foto, si deve effettuare una lieve pressione con un dito dalla parte temporale verso l’occhio per evidenziare le pliche verticali dei tessuti perioculari.
Gli spot di sublimazione dovranno essere distanziati quanto un punto stesso.
Ogni punto dovrà essere trattato con un solo spot per evitare di coinvolgere lo strato papillare del derma.
In questo modo, oltre ad eliminare i corneociti, otterremo un effetto lifting che farà attenuare fino a far sparire le piccole rughe periorbitarie(zampe di gallina).
Questa immagine fa vedere la cute in eccesso della palpebra superiore che si presenta appesantita ed estremamente plissettata.
Qui praticheremo la tecnica mediante spot “point by point”.
 
Se possibile si cercherà di evitare l’uso di anestetici topici, anche se i tessuti perioculari sono particolarmente sensibili e richiedono una estrema delicatezza di intervento.
Naturalmente si procederà trattando le altre pliche di tessuto eccedente che si osservano al di sopra delle ciglia e sul canto nasale della palpebra superiore.
Ogni tanto si deve invitare il paziente ad aprire l’occhio per evidenziare le parti non trattate che altrimenti non sarebbero visibili.
Questo per ottenere un risultato esteticamente ottimale evidenziato dalla estrema naturalezza dello sguardo. Il risultato a tre mesi dalla seduta è eccellente e senza alcuna cicatrice o retrazione. 
Non c’è alcun segno che possa far pensare che sia stato fatto un trattamento di blefaroplastica. 
La paziente e stata felice di non aver avuto disagio nel post intervento se non un lieve gonfiore il giorno successivo.
Per evitare anche questo, consiglio di effettuare la blefaroplastica in più sedute.
In questo modo non si avrà nessun gonfiore e si potrà, da subito, uscendo dallo studio del medico, riprende la propria attività. 
Una seduta tipo, dura al massimo dieci minuti e le crosticine puntiformi di meno di un millimetro cadranno dopo circa tre o, al massimo, sette giorni.
 
Oggi, finalmente, possiamo affermare che la Blefaroplastica Dinamica non Ablativa per Sublimazione, è sicuramente superiore alla chirurgia classica sia per lo splendido effetto estetico e funzionale, sia per l’azzeramento del disagio del paziente rispetto ai rischi e ai costi di intervento.
 
Valutazione istologica di lesioni cutanee indotte da Radiobisturi e Plexr effettuate presso l’Università di Chieti:
Corresponding author Antonio Scarano D.D.S., M.D., MS.
 
Questa tecnica realizzata per la prima volta dal prof. Giorgio Fippi Presidente della Società Italiana di Medicina Estetica e Chirurgia non Ablativa.
È realizzabile grazie ad uno strumento ultra maneggevole, senza fili, molto piccolo e alla portata di tutti: il FELC CATODICO
Grazie a questo straordinario strumento, si possono risolvere con estrema facilità tutti gli inestetismi e le patologie cutanee palpebrali benigne, evitando di dover ricorrere al laser o al tradizionale bisturi che in alcuni casi esitano cicatrici e discromie.
Attenzione:  
1) Il medico che pratica la vera Blefaroplastica non Ablativa non inietta mai anestetici. 
2) Non deve mai far applicare creme di qualsiasi tipo sulla parte nei giorni successivi (esclusa quella anestetica mezzora prima del trattamento). 
3) Deve utilizzare il Plexr e non altri strumenti con i quali può fare ciò che vuole ma non affermare di eseguire la mia Blefaro non Ablativa (parlasse della sua blefaro non della Nostra). 
4) Deve far attenere il paziente alle regole qui sotto riportate validate da anni di esperienza. 
5) Deve trattare solo un terzo della superficie di ciascuna palpebra durante la seduta. 
6) Deve eseguire dei punti di sublimazione molto ravvicinati creando piccolissime aree contigue ma non a contatto. 
7) Deve sempre fare un test per verificare la sensibilità palpebrale e verificare la capacità del paziente di seguire scrupolosamente le indicazioni per i giorni successivi. 
8) Non deve mai rimuovere con garza o cotone i depositi carboniosi della sublimazione. 
9) Deve studiare attentamente le asimmetrie dei due occhi e stabilire le linee di accorciamento da realizzare. 
10) Non deve mai proporre al paziente una seduta doppia, deve eseguire le sedute con un intervallo minimo di 28 giorni. 
Prima della Blefaroplastica non Ablativa con la Chirurgia al Plasma che, grazie alla sublimazione dei corneociti ci permette di accorciare la cute, aumentandone lo spessore, insegnavo la blefaroplastica semi ablativa in Soft Surgery , oggi completamente abbandonata, asportando una parte di cute della palpebra, lasciando una parte sana che si comportava da punto di sutura.
Inoltre non potevamo intervenire sulla palpebra inferiore per i rischi connessi alla metodica Ablativa del PLEXER PLUS (si sarebbe dovuto asportare una parte si e una no della palpebra inferiore causando dei fori e delle perdite di tessuto).
Con la Chirurgia Non Ablativa del Plexr, si agisce sia sulla palpebra inferiore sia su quella superiore anche in presenza di vasi ectasici (capillari).
Infatti il FELC CATODICO agisce anche su angiomi e neoformazioni vascolari, sublimando i soli corneociti, e non sconfinando nel derma (dove sono i vasi), non causa sanguinamento.
Non avendo filo elettrico attaccato alla rete o al manipolo evita qualsiasi coinvolgimento del nervo ottico.
Con il FELC CATODICO ho evitato le complicanze dei Laser, del mio stesso Felc a filo, non wireless, dei Radiobisturi e degli HiFregator che come noto coinvolgono i tessuti dermici che devono potersi accorciare senza danni e poter realizzare tutti gli interventi di Chirurgia Non Ablativa del prof Fippi 
Grazie!
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